L’ALIMENTAZIONE DEGLI UCCELLI DA GABBIA

INTRODUZIONE

Una corretta alimentazione rappresenta sicuramente la base per mantenere in buona salute gli uccelli da gabbia ed ancora oggi una gran parte delle patologie di cui soffrono questi animali sono dovute, direttamente od indirettamente, ad errori alimentari. Sfortunatamente i fabbisogni alimentari degli uccelli ornamentali non sono stati ancora ben definiti e la maggior parte delle nozioni di cui siamo in possesso provengono da studi eseguiti sul pollame domestico. Sebbene alcuni di questi dati siano stati con successo applicati all’allevamento dei volatili da gabbia, ed il pollo rappresenti un buon modello per gli studi sull’alimentazione, è da tenere presente che per queste specie non è consigliabile ritenere validi integralmente i fabbisogni alimentari dei polli domestici per le seguenti ragioni:

 

  • Le specie da gabbia sono numerose, con caratteristiche anatomiche e fisiologiche talora estremamente differenti.
  • A differenza degli uccelli da gabbia le specie di interesse avicolo generano prole “precoce” in grado di alimentarsi autonomamente fin dai primissimi giorni di vita per cui la razione alimentare dei riproduttori non richiede la presenza delle sostanze nutritive necessarie allo sviluppo dei piccoli.
  • La dieta del pollame deve supportare elevate produzioni (uova, rapido incremento ponderale) non richieste agli uccelli da gabbia.
  • La durata media della vita di polli e galline è notevolmente inferiore a quella di quassi tutte le specie ornamentali

Gli uccelli da gabbia vengono tradizionalmente divisi in base alle preferenze alimentari in insettivori e granivori con larga prevalenza di questi ultimi. In realtà allo stato libero non vi è sempre questa netta distinzione e molte specie granivore integrano la loro dieta con insetti ed altri invertebrati, in particolare nel periodo di allevamento dei piccoli, così come molti insettivori assumono regolarmente frutta o bacche. In natura, inoltre, gli uccelli hanno a disposizione una grande varietà di alimenti che contribuiscono a fornire una dieta bilanciata. Osservazioni naturalistiche, ad esempio, hanno permesso di stabilire che alcuni Pappagalli consumano fino ad 80 differenti specie vegetali la cui scelta è, ovviamente, condizionata dalla loro disponibilità durante il corso dell’anno cosa che contribuisce a limitare lo sviluppo di una determinata popolazione selvatica. I fabbisogni alimentari ritenuti validi per gli uccelli da gabbia emergono, quindi, dall’insieme di dati ottenuti attraverso osservazioni naturalistiche, esperienze di allevatori, ricerche specifiche (ne sono state eseguite, ad esempio, sul calopsite) oltre, come detto, dai dati trasferiti dall’alimentazione del pollame. Recentemente le ditte produttrici di mangimi estrusi o pellettati per uccelli hanno finanziato ricerche sull’alimentazione di un maggior numero di specie per migliorare la qualità dei loro prodotti. Ulteriori indagini sono state svolte, in particolare, per conoscere il fabbisogno alimentare dei nidiacei in accrescimento al fine di produrre formule per allevare artificialmente i neonati dei Pappagalli.

ESIGENZE ALIMENTARI DEGLI UCCELLI DA GABBIA

I fabbisogni alimentari degli uccelli da gabbia variano in funzione dello stadio della vita degli animali. I fabbisogni di mantenimento di un adulto sono i più bassi in assoluto poiché l’energia di cui ha bisogno deve servire a mantenere il calore corporeo, le funzioni metaboliche ed una modica attività. Anche i fabbisogni di proteine, minerali e vitamine per il mantenimento sono piuttosto modesti. Ovviamente bisogna considerare che ogni aumento di attività, variazione della temperatura ed esposizione a stress possono rendere insufficienti tali richieste minime. Nel periodo riproduttivo per la coppia nidificante (ed in particolare per la femmina) aumentano i fabbisogni alimentari per la produzione delle uova e per l’allevamento dei piccoli. In particolare la razione deve contenere un maggiore percentuale di proteine (e di amminoacidi solforati), grassi, calcio, vitamina A,D3,B12, riboflavina zinco. Poiché gli uccelli da gabbia depongono un numero limitato di uova non sarebbe necessario preparare una razione “per la deposizione” come avviene per le galline ovaiole, ed uccelli alimentati correttamente ed in buone condizioni di salute sarebbero in grado di deporre senza richiedere particolari supplementi dietetici (ad eccezione del calcio). Le variazioni della razione rispetto a quanto indicato per il mantenimento sono, comunque, necessarie per l’allevamento dei piccoli e per ricostituire le riserve alimentari degli adulti in vista di un successivo ciclo riproduttivo. Per un corretto sviluppo embrionale è necessario che nella dieta dei riproduttori vi sia anche un maggior contenuto di vitamina E, biotina, acido folico, zinco e manganese. Per un periodo variabile da 1 a 3 giorni (a seconda delle specie) dopo la nascita il nidiaceo è in grado di far fronte alle richieste energetiche utilizzando il materiale assorbito dal sacco vitellino, ma con l’accrescimento si raggiunge il massimo nelle esigenze in aminoacidi, minerali, vitamine, acido linoleico ed energia. Un ulteriore richiesta di aminoacidi avviene durante il periodo dell’impiumamento e della muta. Pochi dati si hanno sui fabbisogni alimentari dei volatili anziani, poiché, come detto, l’alimentazione spesso non idonea offerta a questi animali limita il numero dei soggetti che raggiungono il massimo dell’età. Questi uccelli dovrebbero essere alimentati con cibi particolarmente digeribili, contenenti un basso livello di proteine, sodio e fosforo ed un maggiore quantitativo di vitamina A, E, B1,B12,piridossina, zinco, acido linoleico e lisina.

Particolari esigenze alimentari di alcune specie

In base ad osservazioni cliniche, esperienze di avicoltori e studi da parte di case produttrici di alimenti estrusi sono state individuate delle differenze significative nelle esigenze nutritive necessarie al mantenimento di alcune specie aviari. Sebbene questi dati non sempre siano stati supportati da una sufficiente sperimentazione scientifica, la pratica clinica consiglia di tenerli in considerazione.

Amazzoni Le Amazzoni, a causa dell’indole sedentaria, richiedono una dieta povera in grassi (3-4%) onde prevenire l’obesità; al contrario necessitano di un maggiore apporto proteico (17-18%). Queste esigenze sono proprie anche della maggior parte dei Cacatua. Sembra, inoltre, che le Amazzoni abbiano bisogno di un maggior quantitativo di vitamina A. I pappagalli del genere Pionus, presentando caratteristiche anatomo-fisiologiche molto simili a quelli del genere Amazona, necessitano, con ogni probabilità, di un’alimentazione simile.

 

Ara Gli Are di grande taglia richiedono una dieta particolarmente energetica con un contenuto in grassi nella razione superiore di almeno il 25% al fabbisogno delle altre specie. Nel periodo riproduttivo la richiesta di sostanze grasse può raggiungere il 15%. Questo dato non deve sorprendere poiché in natura questi uccelli basano la loro dieta su noci ed altri frutti particolarmente oleosi. Tali esigenze alimentari sono proprie anche dei Cacatua di grande taglia come il Cacatua delle palme (Probosciger aterrimus).

Pappagallo cenerino Come per altre specie africane (Poicephalus spp.) ai Cenerini è consigliabile apportare un maggior quantitativo di calcio nella dieta al fine di prevenire l’ipocalcemia e le malformazioni scheletriche, in particolare nel periodo di accrescimento. Il contenuto in sostanze grasse ed in proteine è consigliabile che sia rispettivamente dell’8% e del 14%. Tali valori sono consigliabili anche per la maggior parte dei conuri.

 

Lori Questi pappagalli si nutrono in natura soprattutto di polline, nettare, fiori e piccoli invertebrati. Le caratteristiche anatomiche del tratto gastroenterico di questi animali sconsigliano un’alimentazione a base di semi. È sconsigliabile alimentarli in cattività con una dieta (a base di estrusi, polline o nettari artificiali) contenente circa il 16% di proteine e non più del 6% di grassi. È importante che nella dieta vi siano diversi zuccheri semplici ed in particolare che sia sempre presente il fruttosio. Quest’ultima esigenza è propria anche dei Pappagalli del genere Eclectus.

GLI ALIMENTI PER UCCELLI

Miscele di semi

Rappresentano l’alimento tradizionalmente offerto agli uccelli da gabbia ed, in base alla loro composizione, possono essere suddivisi in tre categorie principali:

  • semi di cereali, contenenti un’elevata percentuale di carboidrati;
  • semi oleosi, costituite da un elevato quantitativo di sostanze grasse, oltre che da un buon livello di proteine;
  • semi di leguminose, particolarmente ricchi di proteine.

Nella composizione della miscela bisogna tener conto, quindi, delle esigenze nutritive delle specie in questione, da soddisfare con un’accurata selezione dei semi scelti tanto in base all’appetibilità quanto in base all’apporto di elementi nutritivi. Le miscele di semi secchi hanno permesso l’allevamento di numerose specie da tempo immemore ed hanno il vantaggio di essere facilmente reperibili e relativamente a buon mercato. Tali alimenti, tuttavia, presentano diversi svantaggi. La composizione della miscela può variare di molto sia nel numero delle specie vegetali presenti che nella percentuale e nella qualità di ciascuna componente. Ciò, ovviamente, condiziona notevolmente il valore alimentare della razione. Molto difficilmente l’alimentazione a base di semi risulta bilanciata sia per la carenza o l’eccesso di alcuni elementi nutritivi, che per la predilezione da parte degli uccelli per alcuni semi a discapito di altri. Le noci, le arachidi, i semi di girasole, e di niger, ad esempio, sono molto graditi per l’elevato contenuto lipidico, ma l’acido fitico in essi presente riduce oltre all’assorbimento del fosforo anche quello di ferro e zinco. L’elevato livello di acidi grassi insaturi può impedire l’assorbimento intestinale del calcio e richiedere un maggior quantitativo di vitamina E. Alcune ditte incorporano nelle misture di semi, granuli di alimento estruso o pellets al fine di bilanciare la miscela; molti uccelli tuttavia tralasciano questi granuli cibandosi solo dei semi. Tentativi di bilanciare la miscela con l’aggiunta di vitamine e sali minerali in polvere non risultano molto efficaci poiché gran parte dei nutrienti viene perduta quando i semi sono sgusciati;la miscela così trattata può, inoltre, risultare poco gradita agli uccelli. L’integrazione di vitamine ed elementi minerali nell’acqua da bere è una pratica spesso seguita, ma rende l’acqua stessa un ottimo mezzo per lo sviluppo di batteri patogeni (in 24 h la carica batterica aumenta anche di 100 volte). Molti elementi, inoltre, perdono di efficacia dopo poche ore al contatto con l’acqua costringendo l’allevatore a frequenti sostituzioni. Spesso le miscele di semi risultano contaminate da muffe e batteri (in particolare Enterobatteri); tale contaminazione sovente provoca gravi danni in allevamenti di Canarini (segnalati di frequente casi di mortalità embrionale e neonatale ed enteriti negli adulti) ed altri piccoli Passeriformi. La pratica di somministrare agli uccelli semi germinati o ammorbiditi in acqua, senza l’aggiunta di disinfettanti, andrebbe sempre sconsigliata poiché determina uno sviluppo esponenziale dei batteri originariamente presenti nella miscela con risultati drammatici nell’allevamento considerando che tale alimento viene generalmente fornito ai riproduttori per stimolare l’imbeccata dei nidiacei.

Gli alimenti estrusi

Negli ultimi anni numerose case produttrici di alimenti per animali domestici hanno sviluppato delle linee di alimenti estrusi per uccelli che rappresentano, al momento, la migliore alternativa all’alimentazione a base di semi. Con il processo di estrusione gli ingredienti di partenza, in forma di polvere o farina, vengono ridotti in granuli dopo essere stati sospinti, sotto pressione e ad elevate temperature, attraverso orifizi il  cui diametro determina la dimensione del granulo. Si tratta di alimenti secchi poiché il contenuto in umidità non è mai superiore al 12%. Gli estrusi sono alimenti completi poiché contengono tutti gli elementi nutritivi ritenuti necessari agli uccelli e, se offerti in percentuale non inferiore all’80% della dieta (sulla base delle sostanze secche), non necessitano di supplementi vitaminici e minerali. Il trattamento termico cui sono sottoposti distrugge eventuali microrganismi patogeni e rende alcune sostanze (ad esempio gli amidi) più facilmente digeribili. Le ditte maggiormente specializzate producono, inoltre, diete specie-specifiche. Gli estrusi, cui viene aggiunto l’aroma di frutta, sono prodotti in granuli di forma e colore differente poiché gli uccelli adottano, generalmente, un criterio visivo nelle selezione degli alimenti. L’alimentazione a base di estrusi rappresenta indubbiamente la via più razionale per nutrire gli uccelli da gabbia e recenti indagini hanno dimostrato che volatili alimentati in prevalenza con estrusi conducevano a regolare svezzamento un maggior numero di piccoli rispetto a quanto osservato in uccelli alimentati con granaglie.

Frutta e verdura

Numerosi frutti e verdure vengono somministrate agli uccelli ed apportano soprattutto acqua, fruttosio (nella frutta), alcune vitamine, sali minerali e fibre. Poiché per la maggior parte degli uccelli da gabbia i processi digestivi avvengono principalmente nel piccolo intestino, con scarsa o nulla fermentazione nel crasso, le fibre vegetali hanno per gli uccelli un valore nutritivo molto limitato. Ad eccezione dell’avocado, tossico per gli uccelli, tutti gli altri frutti possono essere offerti ai volatili. Lo scarso valore energetico di frutta e verdure ne sconsiglia un uso eccessivo per i rischi di un inadeguato valore calorico della razione alimentare. Diverse verdure, inoltre, sono carenti in calcio, vitamine liposolubili, alcune vitamine idrosolubili ed alcuni minerali. Molti allevatori di Fringillidi usano fornire agli uccelli, specie nel periodo riproduttivo, erbe prative (cicoria, tarassaco, centocchio, ecc.), molto gradite agli uccelli per la presenza di semi in vario grado di maturazione. Tali erbe non andrebbero mai raccolte ai lati delle strade (vi è il pericolo di contaminazione da piombo proveniente dal gas di scarico delle auto) ed in luoghi dove potrebbero essere state sparse sostanze pesticide.

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Testo gentilmente offerto dal dott. Gino Conzo
Gino Conzo è nato a Napoli nel 1961. Specializzato in Patologia aviare, collabora dal 1990 con la facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università “Federico II” di Napoli come docente e ricercatore nel settore delle malattie degli uccelli da gabbia. Si è perfezionato a Perugia in Patologia dei volatili e nel 1996 ha lavorato per l’università San Paolo (Brasile), impegnandosi in attività di ricerca e di didattica nel settore della clinica e chirurgia degli uccelli da gabbia. Svolge attività di libero professionista e di consulenza presso i maggiori allevamenti di volatili in Italia.
Tel. 329 1661573
e-mail gino.conzo@fastwebnet.it

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